blog, noir, parlando di fotografia

FILM NOIR

Nel 1946 furono dei critici francesi che analizzando alcune  pellicole americane del  genere  poliziesco, prodotte agli inizi degli anni quaranta  coniarono il termine “noir“. I romanzi di Hammett, Chandler, Cain e tutta la letteratura dell”hard boiled school”  erano pubblicati nella “Serie Noire” della Gallimard e così chiamata per il colore “nero” delle copertine ,in riferimento a queste pubblicazioni probabilmente venne fuori il termine,in questi film regna un’atmosfera cupa, inquietante, sospesa tra veglia e sonno, in bilico tra sogno e realtà ,crisi d’identità, senso d’incertezza e d’inquietudine dei protagonisti. Tipici del Noir sono gli interni notturni, caratterizzati da strisce d’ombra e di luce, che impediscono di cogliere un centro. Lo stile degli interni noir è fatto d’oscurità, d’ambienti notturni, dove la fluidità delle ombre, spesso oblique, nasconde e contemporaneamente rivela qualcosa.

Il buio prevale, le luci sono sempre diffuse e rarefatte. Nel film di O.Welles ”Quarto Potere” era stato utilizzato qualcosa di simile, il giornalista che indaga su Kane è spesso ripreso con questo tipo di illumunazione, (così come ne ”L’Infernale Quinlan” )e non deve mancare la donna Dark la lady ripresa con illuminazione ….”Noir”

Un ruolo centrale  viene dato dall’uso raffinato del bianco e nero, che risulta così espressivo proprio perché riesce a rivelare l’anima del protagonista,non perché è realista la scena. Con il film noir abbiamo  il potere del chiaroscuro di evocare l’anima piuttosto che di riprodurre un ambiente ipoteticamente più ”realista”,  la sua capacità di rendere visibile la verità psicologica dei personaggi, insomma diversamente da quando si crede il bianco e nero è meno realista,la realtà è colorata!LA FOTOGRAFIA  NOIR  [ fotografia © noir ]

Grazie all’abilità di registi e fotografi, ma grazie anche ad innovazioni tecniche (l’uso di lenti più sensibili alla luce) l’angolo visuale del noir usa un’illuminazione capace di creare un effetto che potremmo dire “a scarsa definizione”, elogio dell’ambiguo e dell’incerto grazie ai contrasti in cui l’ombra prevale e che contribuiscono a suggerire una sensazione d’incertezzaIn più, grazie a spericolate angolature oblique,(anche in questo caso un richiamo a Welles) si creava  inquietudine nello spettatore, calato in una situazione da un punto di vista esistenziale critica.

In molte  pellicole noir (La fiamma del peccato, Le catene della colpa) scopriamo che la macchina narrativa utilizza due artefici stilistici: la voce fuori campo  e l’uso del flash-back.Questi due strumenti (utilizzati sia per rassicurare lo spettatore sulla veridicità della narrazione che per aiutarlo a far luce sugli intrecci della trama) ammantano ancora di più di mistero l’atmosfera sognante del racconto

E se la voce “fuori campo”, rimanda a qualcosa d’invisibile che non si può catturare con lo sguardo (il regista molte volte non inquadra chi sta parlando), il “flash-back”, rinvia lo spettatore ad una sorta di perpetua incertezza; nel noir il passato può irrompere all’improvviso nella narrazione, fino a modificare completamente il racconto

Sempre in Quarto potere Welles fece uso della voce fuori campo, così nel film ”il Terzo uomo ” e ”la Signora di Shanghai “

Nel video che segue il docente del corso di direzione della fotografia Francesco Diaz ci racconta brevemente degli elementi della fotografia del noir, mostrandoci l’illuminazione in un set, ricostruito per l’occasione dagli studenti del corso di scenografia sotto la supervisione del docente Elena Albanese, che si può vedere all’inizio (illuminato ad interno giorno) e alla fine della clip (illuminato ad interno notte)

approfondisci aprendo il pdf NOIR