SONDAGGIO ANDAMENTO MERCATO DELLA FOTOGRAFIA

RISULTATI SONDAGGIO OPERATIVO 2013

Questo sondaggio mira ad analizzare le tendenze del settore professionale dell’ultimo periodo, attraverso l’esperienza diretta di molti colleghi. Dopo il 15 giugno ci sarà la seconda parte, piu’ approfondita del sondaggio.

Non limitiamoci ai numeri ed ai grafici…

Ancora una volta, con l’analisi periodica non vogliamo limitarci ad avere “numeri e grafici” da consultare e, per questo motivo, ti suggeriamo di trovare un momento calmo per leggere la relazione.
Un quarto d’ora utilizzato per leggere l’analisi e’ un quarto d’ora ben speso.
Tre minuti utilizzati per dare un’occhiata superficiale ai grafici, invece, sono tre minuti buttati via, perche’ passano un’informazione solo superficiale che – come i titoli riassuntivi di un telegiornale – non informano davvero, ma orientano il “parco buoi”.

Anche quest’anno, periodo in cui le vecchie regole non valgono piu’, e quelle nuove non sono consolidate – un’analisi solo “numerica” rischierebbe di dare indicazioni davvero parziali.
Per questo motivo, anche quest’anno abbiamo “splittato” l’analisi in due elementi:
a) Una relazione generale, sulle valutazioni statistiche e numeriche (questa pagina che stai consultando), che portano a dare indicazioni comunque importanti sulle tendenze attuali e prossime.
b) Una raccolta di spunti e idee, successiva,  ottenuta “reintervistando” i colleghi che nella compilazione del questionario avevano indicato una situazione di particolare soddisfazione.
In sostanza, non ci siamo limitati ad analizzare cosa “funziona” e cosa no, ma abbiamo successivamente indagato, chiedendolo a chi vive un momento di particolare fortuna, i motivi del successo delle attivita’ in fase positiva: se esistono (e ne esistono parecchie) posizioni professionali che portano frutti migliori, quali sono le scelte o gli atteggiamenti che ricorrono in questi professionisti?

Una relazione con due modalita’ di approfondimento
La prima parte dell’analisi (descritta in questa stessa pagina) e’ pubblica fin da subito per tutti i colleghi; la seconda porzione (quella della descrizione delle attivita’ di maggior successo in questo momento contingente), viene inizialmente trasmessa ai Soci TAU Visual e ai Colleghi – anche se non Soci – che hanno partecipato con la compilazione del sondaggio. In un secondo momento anche questa analisi dettagliata verra’ resa pubblica a beneficio di tutti.

Riassumendo, questi i tempi della distribuzione:
* entro 5 giugno 2013: pubblicazione dei dati generali (fase introduttiva) ad uso di tutti;
* entro 15 giugno 2013: invio dei dati specifici e le indicazioni trasmesse da chi e’ stato reintevistato, in quanto soddisfatto dei risultati ottenuti in questo periodo (fase avanzata); questa porzione dell’analisi e’ inizialmente riservata ai Soci e ai colleghi, anche non soci, che hanno partecipato attivamente al sondaggio);
* entro 30 giugno 2013: pubblicazione posticipata dei dati completi (fase introduttiva piu’ fase avanzata) ad uso di tutti.

Il campione del sondaggio
I dati analizzati provengono da un campione totale di 1.444 interviste, di cui 1.001 riferite ad attivita’ professionali di colleghi Soci TAU Visual, e 443 riferite a colleghi professionisti, ma non Soci di TAU Visual.
Abbiamo voluto estendere il campione anche al di la’ dell’ambito dei Soci, perche’ il fatto di partecipazione alla condivisione di informazioni e vita associativa, di fatto, “modifica” il tessuto professionale; ci interessava avere anche una finestra di valutazione con una prospezione che non fosse influenzata dall’informazione proveniente dall’Associazione stessa.

Questa analisi – e il successivo approfondimento – richiedono un po’ di tempo per essere lette, ok. Ma ne vale assolutamente la pena, perche’ emergono indicazioni interessanti (come anche emergono spunti degni di nota dalla successiva relazione approfondita)
Magari stampa queste pagine, e leggile con calma in treno, in bagno, a letto prima di dormire…
Ti suggeriamo comunque di resistere alla tentazione di limitarti a “scorrere” i grafici per avere un’idea complessiva, e di non leggere i testi; gli elementi assolutamente piu’ importanti sono evidenziati nelle parti testuali, NON rappresentabili nei grafici.

Alcuni aspetti che cambiano le regole del gioco
Saranno oggetto di altre analisi approfondite, ma iniziamo ad accennarli.
Puoi leggerli subito (clicca qui) o rimandare dopo aver visto la relazione statistica del sondaggio (li trovi in fondo alla pagina).

Capire la dinamica dell’analisi
A ciascun partecipante al sondaggio e’ stato chiesto di indicare liberamente i termini “focali” e di specializzazione della propria attivita’, le date significative (anno di nascita, anno di inizio della professione), e le attivita’ collaterali che, eventualmente, affiancassero quelle piu’ tipiche di ripresa fotografica; inoltre, veniva chiesto di segnalare attraverso una breve “griglia emozionale” la percezione dello stato lavorativo attuale scegliendo fra queste ipotesi:

1) sono in chiusura; non credo che potro’ continuare
2) anche se sono in difficolta’, voglio e devo reagire

3) sono piuttosto in calo, ma riesco ad andare avanti
4) sto tenendo le posizioni piu’ o meno

5) le cose vanno abbastanza bene
6) per me e’ un periodo decisamente buono, funziona!!!

Di fatto, quindi, le indicazioni di quali siano le attivita’ svolte e di come queste siano produttive di diverse porzioni di fatturato (cioe’, al di la’ dell’interesse, quanto siano “portanti” nella conduzione professionale) sono state raggruppate in sei “blocchi”, in chiusura / in difficolta’ / in calo / stabile / buono / eccellente.
Questi “micro blocchi” sono stati a loro volta raggruppati in TRE principali “mood”:
MALE (sto per chiudere e sono in difficolta’)
MEDIO (calo ma riesco e tengo le posizioni)
BENE (abbastanza bene e decisamente buono

Da questa prima raccolta dati si e’ passati alla “fase avanzata” del rilevamento: a coloro che avevano risposto in tempo utile e che avevano segnalato uno dei livelli di vera soddisfazione (5 e 6, corrispondente a “le cose vanno abbastanza bene” e “e’ un periodo decisamente buono”) e’ stato chiesto di segnalare degli spunti liberi sulle iniziative intraprese, sui canali di promozione e di ispirazione, sugli atteggiamenti tenuti e sulle iniziative intraprese.

Questo ci ha consentito di raccogliere ed incrociare i dati, non limitandosi ad avere l’indicazione di come stessero andando in generale le cose, ma anche – cosa molto piu’ importante – di avere indicazioni di quali siano le attivita’ e gli atteggiamenti di chi sta andando bene.

(Se sei un fotografo professionista e non sei ancora nostro Socio, se lo desideri puoi chiedere l’ammissione all’Associazione.)

Prima di parlare di numeri 
Come leggi, l’analisi delle indicazioni fornite da un campione decisamente rappresentativo di colleghi (1.001 Soci, 443 non soci) fornisce molte indicazioni statisticamente significative. Ma oltre di parlare di numeri vanno evidenziati alcuni elementi a completamento dei dati tabellari.

Sottolineiamo, quindi:

a) In una fase successiva a questa verra’ diffusa la raccolta di spunti e considerazioni provenienti da chi sta avendo buoni risultati).

b) Anche se delle indicazioni interessanti emergono dalla distribuzione delle attivita’, l’aspetto assolutamente ricorrente anche in questo ultimo periodo (gia’ emerso in precedenza), e’ la grande importanza della sovrapposizione e commistione di competenze, e sempre piu’ dell’importanza di capacita’ di interrelazione personale, e di conoscenze umane e culturali.

c) Ancora una volta, elemento ricorrente di chi ottiene buoni risultati in questo periodo non e’ una tanto riconducibile ad qualche specifica scelta strategica, ma all’atteggiamento di capacita’ di pensare cose utili per il cliente.
Viene percepito come “professionista”, e comprato, di conseguenza, non solo chi dimostra di saper fare, ma anche e sempre piu’ soprattutto chi dimostra di immedesimarsi nel cliente, e offre proattivamente soluzioni alle sue esigenze.
Come a dire: non funziona bene tanto chi si chiede “come faccio ad andare bene io?”, ma chi si comporta come se la cosa che principalmente gli sta a cuore sia il capire: “come faccio a fare qualcosa che sia gradito e che serva al cliente?”.

d) Si avvertono prepotentemente alcuni elementi di modifica del tessuto professionale e del suo inserimento nel resto del mondo, come accennato negli elementi nuovi (che puoi eventualmente leggere dopo aver visto i dati statistici; li trovi in fondo alla pagina)

(Se sei un fotografo professionista e non sei ancora nostro Socio, se lo desideri puoi chiedere l’ammissione all’Associazione.)


La percezione del momento
Ecco come “sentono” andare la propria attivita’ i colleghi professionisti interpellati, SOCI TAU Visual
Sono indicate le percentuali (%) della percezione della propria situazione lavorativa:
1) sono in chiusura; non credo che potro’ continuare: 2,1% 
2) anche se sono in difficolta’, voglio e devo reagire: 24,6%

3) sono piuttosto in calo, ma riesco ad andare avanti: 21,0%
4) sto tenendo le posizioni piu’ o meno: 29,0%

5) le cose vanno abbastanza bene: 16,51%
6) per me e’ un periodo decisamente buono, funziona!!!: 3,88%
Proviamo ad osservare il quadro nel suo insieme… Innanzitutto va rilevato un aspetto: l’insieme delle attivita’ il cui andamento e’ considerato dai titolari stessi come insoddisfacente (i primi tre gruppi) rappresenta, nel complesso, il 47,7%, mentre chi si segnala mediamente soddisfatto (gli ultimi tre gruppi, da stabile ad eccellente) rappresenta il 52,3% del totale.
Il trend e’ negativo (sono dati in peggioramento, rispetto a quelli degli scorsi anni, e’ vero), ma resta da rilevare che il gruppo di chi tutto sommato se la cava (stabile, bene ed eccellente) resta superiore alla meta’.


La percezione dei non Soci
Ecco come “sentono” andare la propria attivita’ i colleghi professionisti interpellati, e che non sono SOCI TAU Visual
Sono indicate le percentuali (%) della percezione della propria situazione lavorativa:
1) sono in chiusura; non credo che potro’ continuare: 3,4% 
2) anche se sono in difficolta’, voglio e devo reagire: 32,2%

3) sono piuttosto in calo, ma riesco ad andare avanti: 18,3%
4) sto tenendo le posizioni piu’ o meno: 31,1%

5) le cose vanno abbastanza bene: 13,7%
6) per me e’ un periodo decisamente buono, funziona!!!: 2,3%
La percezione dei non Soci
Ecco come “sentono” andare la propria attivita’ i colleghi professionisti interpellati, e che non sono SOCI TAU Visual
Sono indicate le percentuali (%) della percezione della propria situazione lavorativa:
1) sono in chiusura; non credo che potro’ continuare: 3,4% 
2) anche se sono in difficolta’, voglio e devo reagire: 32,2%

3) sono piuttosto in calo, ma riesco ad andare avanti: 18,3%
4) sto tenendo le posizioni piu’ o meno: 31,1%

5) le cose vanno abbastanza bene: 13,7%
6) per me e’ un periodo decisamente buono, funziona!!!: 2,3%
Balza all’occhio un livello di soddisfazione inferiore fra i professionisti non-soci.
Non solo la meta’ insoddisfatta (chiudo, difficolta’, calo) e’ pari al 53,9% (contro il 47,7% rilevato fra i Soci), ma anche il gruppo che si sente maggiormente in fase positiva (gruppi 5 e 6, bene e decisamente buono) e’ limitato ad un complessivo 16,0%, contro il 20,39%rilevato fra i Soci.
Questo dato fa (in parte) piacere: in “famiglia” le cose vanno meglio che all’esterno.
Ovviamente, resta la sostanziale grande difficolta’ nell’adattarsi ad un mercato indubbiamente compresso verso il basso, per rimanere nel quale occorre faticare molto piu’ di prima, e con risultati inferiori.
Il dato di “miglior andamento” fra i Soci TAU Visual puo’ essere interpretato in due modi:
a) Il primo modo per leggere questo dato e’ istintivo, ma forse un po’ presupponente: “grazie all’aiuto dell’Associazione, le attivita’ di chi vi aderisce vanno meglio della media esterna“. Sicuramente c’e’ del vero, poiche’ gli strumenti di orientamento e supporto sicuramente producono effetti positivi; tuttavia, esiste anche un altro modo di interpretare il dato positivo:
b) Il professionista che si occupa attivamente della sua crescita professionale, e abbastanza attento alle possibili soluzioni da considerare di associarsi ad altri, per non restare da solo, e’ gia’ di sua indole piu’ propenso alla positivita’ e alla proattivita’. Sono quindi colleghi che riescono – nel complesso – meglio della media perche’ sono vivaci ed attivi e, dato che lo sono, compiono diverse azioni “non pigre”, fra cui quella di associarsi ad un’associazione professionale.

Qui di seguito riportiamo il grafico comparativo della “percezione” di andamento: in blu, le colonne delle percezioni 2013 dei professionisti Soci; un rosso, le percezioni 2013 dei professionisti non-soci; in verde, lo stesso dato, rilevato nella media alla fine del 2011.


Come influisce l’eta’

Quando si parla di dati statistici occorre sempre pensare alla valenza orientativa che ha la media…
Nel campione sono ovviamente presenti professionisti di ogni eta’; si passa dal socio “senior” di 76 anni (che segnala di cavarsela decentemente) ad un gruppetto di colleghi poco piu’ che ventenni.
Ogni gruppo di “soddisfazione professionale” ha rappresentanti di ogni eta’

Tuttavia, quest’ultima rilevazione mostra una significativa inversione di tendenza: negli scorsi anni era molto evidente la correlazione inversa fra eta’ e situazione professionale: se la passavano male i piu’ anziani, tanto che l’eta’ media di chi stava per chiudere era di circa 10 anni superiore a quelli che andavano decentemente.
Negli ultimi tempi questa interrelazione viene mantenuta, ma piuttosto mitigata. 

Chi sente di andare MALEnato in media nel 1968, inizio attivita’ medio: 1999
Chi sente di andare MEDIAMENTE: nato in media nel 1969, inizio attivita’ medio: 1999
Chi sente di andare BENE: nato in media nel 1971, inizio attivita’ media nel 2003

L’eta’ anagrafica a cui si ufficializza l’inizio dell’attivita’ e’ stata – nella media – attorno ai 31 anni e mezzo.

In sostanza, come negli scorsi anni esiste una relazione fra anzianita’ e grado di soddisfazione, ma la “forbice” delle eta’ si e’ assottigliata.
Probabile causa di questo fenomeno e’… l’effetto “Darwin”: chi era meno adatto alla sopravvivenza nel mutato panorama professionale, e’ stato selezionato per “l’estinzione” professionale, e compare in misura minore. Cinicamente realista.
(Vedi anche le considerazioni al piede).

anno di nascita (colonna bassa) e anno inizio attivita’ (colonna alta)  nei diversi gruppi

Anno di nascita (colonna valori verticali) raggruppati per distribuzione al grado di soddisfazione professionale (da 1 a 6, dove 1 sta per prossimo alla chiusura e 6 in condizioni di eccellenza)

Anno di inizio ufficiale dell’attivita’ (colonna valori verticali) raggruppati per distribuzione al grado di soddisfazione professionale (da 1 a 6, dove 1 sta per prossimo alla chiusura e 6 in condizioni di eccellenza)

Nello scorso sondaggio (fine 2011), a proposito della correlazione fra riuscita ed anni di attivita’, scrivevamo:

Ancora una volta, i dati concreti ribaltano quella che e’ stata la regola indiscussa negli scorsi decenni.
Mentre fino a pochi anni fa’ le attivita’ piu’ “storiche” godevano di un indiscutibile effetto volano, e quindi la maggior soddisfazione professionale si aveva in coincidenza con la maturita’ professionale, in questa fase di transazione l’effetto e’ ribaltato: chi ha maggior esperienza – statisticamente – patisce maggiormente l’impatto della modificazione del mercato.
Con ragionevole probabilita’, questa e’ tuttavia da considerarsi una tendenza momentanea.
Col passare degli anni e’ probabile che il fenomeno subisca una ulteriore “inversione di polo”, e che – presumibilmente nell’arco di 5 – 7 anni – l’eta’ media degli operatori con attivita’ mediamente soddisfacenti tornera’ ad innalzarsi.
Se ne colgono gia’ le prime avvisaglie.

Ed, in effetti, cosi’ sta succedendo.



Gli atteggiamenti di fondo sui grandi temi

In questa edizione del sondaggio abbiamo introdotto una prospezione anomala, mai rilevata fino ad ora: la propensione ad “atteggiamenti” di fondo in relazione ad alcuni grandi “tematiche” comportamentali, portate alla ribalta dai cambiamenti professionali dell’ultimo periodo.
Il motivo era semplice: indagare se esistesse (o meno), in relazione a queste tematiche, un qualche “atteggiamento” ricorrente che fosse “tipico” di attivita’ fortunate, o tipico di attivita’ non funzionanti.
Le domande di fondo erano tre. In tutti e tre i casi si chiedeva di “schierarsi” per una delle due soluzioni, forzando la scelta in direzione di una scelta di campo.
a) Ritieni preferibile evidenziare e sottolineare la professionalita‘, oppure dimostrare disponibilita‘ per le richieste del cliente?
b) Ritieni preferibile proteggere le immagini esposte in Rete, o – chiedendo l’attribuzione – favorirne la diffusione?
c) Ritieni che “paghi” di piu’ avere una competenza specifica fotografica, o sviluppare competenze collaterali e poliedriche?


Professionalita’ o disponibilita?

La domanda:
A tuo avviso, e’ piu’ importante:
A) Evidenziare e sottolineare la professionalita’, la competenza, la dignita’, l’atteggiamento professionale; difendere la dignità della tua professione e della tua persona, richiedendo e dando rispetto, non scendendo a compromessi e non facendosi sfruttare indebitamente.
Oppure:
B) Dimostrare attenzione per le esigenze del cliente, cercare soluzioni alle sue richieste, adattare l’offerta alle esigenze della clientela, rendere informale ed amichevole il rapporto, coccolare il cliente offrendogli piu’ di quanto promesso o di quanto si aspetta.

La risposta di fondo non lascia adito a dubbi: in modo abbastanza svincolato dall’efficacia finale, oltre il 60% dei casi trova piu’ efficace “proiettare” la sensazione di professionalita’, e poco meno del 40% dei colleghi ritiene preferibile l’atteggiamento possibilista nei confronti del cliente. Segno evidente, questo, della necessita’ di presenza contemporanea di entrambe gli atteggiamenti.

Riassume bene questo stato di cose il commento di Sara Lando, a tal proposito:
La verita’ e’ che non si puo’ scegliere o l’una o l’altra cosa, ma devono essere presente entrambe. Contemporaneamente.
Ovvero e’ necessario saper interpretare le esigenze del cliente e trovare il modo migliore di adattare la propria offerta alle sue esigenze, ma senza farsi sfruttare o compromettere il proprio “core” di valori. Tipo Mr. Wolf del film “Pulp Fiction”. Si tratta dell’esempio perfetto di cio’ che dovrebbe essere il fotografo: Mr.Wolf e’ colui che risolve i problemi, che si adatta alla situazione, sa quello che sta facendo. E’ li’ per servire, ma mai – nemmeno per un secondo – si ha il dubbio che lui sia uno della servitu’. E i suoi servizi secondo me non si pagano poco.


Protezione o diffusione?

La domanda:
A tuo avviso è piu’ importante:
A) Proteggere con attenzione le immagini esposte in rete, adottare sistemi anticopia, firmare anche con watermark le immagini, sottolineare la proprietà di copyright;
Oppure:
B) Chiedere l’attribuzione delle immagini ma favorirne la circolazione, agevolare la condivisione dei contenuti, non usare marchi invasivi in sovraimpressione, adottare soluzioni di licenze di condivisione controllata come Creative Commons.

Da questo insieme di risposte emerge lampante una considerazione: la predisposizione alla condivisione (intelligente) delle immagini, e lo sfruttamento dell’effetto di visibilita’ vanno di pari passo con la buona riuscita dell’attivita’.
Chi condivide va bene (o chi va bene condivide, le due funzioni sono permutabili), piu’ di quanto non succeda focalizzando maggiormente l’attenzione sulla protezione. L’effetto e’ eclatante nel gruppo dei Soci che sta ottenendo i migliori risultati: il 71,8% di coloro a cui gli affari vanno bene ritiene preferibile l’atteggiamento di condivisione (contro il 58,8% – ed il 56,3% dei non soci – di chi sta andando male).

Anche se il tema della protezione delle proprie opere e’ e resta di capitale importanza, occorre prendere atto della necessita’ di trovare strategie comunicative compatibili con il momento.
Vedi le note di fondo, ed il video su youtube dedicato all’argomento.


Poliedricita’ o specializzazione?

La domanda:
A tuo avviso è preferibile:
A) Sviluppare e proporre una competenza specifica fotografica, offrendo un’approfondita conoscenza della fotografia pura, proponendosi come professionista esclusivamente fotografo con competenza e specializzazione settoriale seriamente ed unicamente dedicata alla fotografia.
Oppure:
B) Sviluppare e proporre un insieme di competenze collaterali, che utilizzino professionalmente la fotografia come uno degli elementi, ma integrato in altri ambiti (come grafica, multimedia, promozione, web design, intrattenimento, eccetera).

Su questo argomento abbiamo risposte discordanti, che confermano come i giochi siano ancora molto aperti.
Entrambe i gruppi (soci e non-soci) a cui gli affari vanno bene, “preferiscono” la competenza fotografica approfondita, ad un atteggiamento poliedrico. Questo indica la validita’ di conoscenze “di spessore”, e non superficiali, e come questo spessore produca risultati tangibili nell’esercizio dell’attivita’.
D’altro canto, il gruppo di chi va male, nel campione dei non soci, sostiene la stessa cosa.
Non solo: lo stesso gruppo (coloro che “vanno bene”), nell’enunciare poi quali sono le attivita’ collaterali messe in campo, dimostrano una sovrabbondante attivita’ (rispetto a chi va male) proprio nei settori collaterali.
Con ogni probabilita’, il dato e’ solo apparentemente contraddittorio, e va interpretato in questo senso: la poliedricita’ funziona se e’ intesa non come generica conoscenza di tutto un po’, ma come capacita’ di spaziare – culturalmente – su terreni diversi: in ogni caso, occorre pero’ che la competenza “multitasking” non si sostituisca alla approfondita conoscenza del proprio campo di specializzazione, che deve mostrare lo spessore del professionista.


Le zone geografiche e l’andamento dell’attività

I grafici (e la tabella delle percentuali numeriche, riportata sotto) forniscono una semplice fotografia della suddivisione degli andamenti a seconda delle macroaree, cosi’ suddivise:
Nord ovest (Piemonte, Liguria, Val d’Aosta)
Lombardia
Nord est (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino)
Centro nord (Toscana ed Emilia)
Centro (Lazio, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise)
Sardegna
Sicilia
Sud
Estero

Se la cavano meglio di altre le zone della Lombardia, del Centro, del Nord Est e – a suo modo – della Sardegna.
Fatica parecchio la Sicilia, e segna il passo il centro-nord (intesa come Toscana + Emilia), certamente anche per l’indotto negativo del terremoto, in Emilia.
La voce “estero” spicca fra tutte per positivita’, ma va tenuto conto sia dell’esiguita’ del campione (10 soggetti), sia del fatto che il dato e’ spostato verso valori positivi dal fatto che chi si e’ trasferito all’estero a lavorare dall’Italia ed e’ in contatto con noi dimostra, per sua indole, un atteggiamento molto propositivo e proattivo. Non significa, cioe’, che all’estero sia tutto rose e fiori, ma che chi con coraggio si rimette in gioco in altri Paesi ha, del suo, dei numeri di propositivita’ che lo fanno probabilmente essere piu’ efficace.

Con i valori “in pila” si percepiscono in altro modo le proporzioni; i dati sono gli stessi del grafico a colori.

male

medio

bene

Nord ovest (Piemonte, Liguria, Val d’Aosta)

28,88

49,62

21,5

Lombardia

27,44

45,48

27,28

Nord est (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino)

23,37

56,49

20,14

Centro nord (Toscana ed Emilia)

34,81

48,1

17,09

Centro (Lazio, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise)

23,07

52,56

24,37

Sardegna

10,52

63,15

26,33

Sicilia

40

50

10

Sud

32,43

50

17,57

Estero

11

33

56



L’importanza delle attivita’ collaterali

Un dato tipico di questi ultimi anni e’ questo: differentemente dal passato, la capacita’ di abbinare competenze collaterali non e’ un “abbellimento” od una diversificazione qualsiasi della propria attivita’, ma  rappresenta elemento integrante e fondante della professione in se’ e per se’.
La scheda del sondaggio chiedeva di indicare se ci si occupava anche di attivita’ collaterali, ma vicine alla produzione fotografica. 

Le attivita’ ipotizzate erano:
a) grafica
b) web
c) multimedia
d) video
e) cgi
f) apps
g) postproduzione per conto terzi
h) organizzazione eventi (correlati a fotografia)
i) corsi – docenza – incontri
l) arte
m) altro

Per ciascuna voce si chiedeva di dichiarare quanto significativa (poco – abbastanza – molto) fosse l’attenzione all’attivita’ collaterale. L’importanza attribuita generava un valore numerico che, sommato a quello degli altri appartenenti allo stesso gruppo, fornisce il livello generale di attenzione a quell’attivita’ in quello specifico gruppo di professionisti.
Come apertamente avvertibile in questo primo grafico riassuntivo, esiste una diretta, sostanziale ed avvertibile correlazione fra la capacita’ di interessarsi attivamente a elementi collaterali e la soddisfazione professionale del periodo.

Ecco, nel dettaglio, il livello di dedizione sviluppato nei diversi gruppi per ciascuna attivita’ collaterale censita.

Come si nota, la correlazione fra l’attivita’ in campi collaterali e l’andamento professionale del periodo e’ marcatissima: nell’ultima barra e’ riportata la rappresentazione grafica dell’impegno medio riferito a tutti gli operatori.
La prima, la seconda e la terza barra rappresentano – nell’ordine – la rappresentazione grafica dell’impegno in attivita’ collaterali di chi va mediamente male, mediamente e bene.
La grafica si commenta da se’: e’ evidente che la passivita’ nell’occuparsi di attivita’ collaterali provoca (o coincide con) una scarsa riuscita dell’attivita’ nel suo insieme.

Fra gli elementi di maggior rilievo: chi registra risultati soddisfacenti nel loro insieme e’, di fatto, piu’ attivo in qualsiasi settore.
Spicca notevole l’attenzione al video, mentre grafica, generazione di apps e postproduzione sono abbastanza livellate fra loro.


Questa gif mostra, sopvrapposti, i grafici di “dedizione” alle diverse attivita’ collaterali censiti, mediamente, nei tre “macrogruppi” di efficacia dell’attinita’.

(Se sei un fotografo professionista e non sei ancora nostro Socio, se lo desideri puoi chiedere l’ammissione all’Associazione.)


 Pubblicazione dei dati

La prima parte dell’analisi (descritta in questa stessa pagina) e’ pubblica fin da subito per tutti i colleghi; la seconda porzione (quella dell’analisi del dettaglio delle attivita’ di maggior successo), viene inizialmente trasmessa ai Soci TAU Visual e ai Colleghi – anche se non Soci – che hanno partecipato con la compilazione del sondaggio. In un secondo momento anche questa analisi dettagliata verra’ resa pubblica a beneficio di tutti.
Riassumendo, questi i tempi della distribuzione:
* entro 5 giugno 2013: pubblicazione dei dati generali (fase introduttiva) ad uso di tutti;
* entro 15 giugno 2013: invio dei dati specifici e le indicazioni trasmesse da chi e’ stato reintevistato, in quanto soddisfatto dei risultati ottenuti in questo periodo (fase avanzata); questa porzione dell’analisi e’ inizialmente riservata ai Soci e ai colleghi, anche non soci, che hanno partecipato attivamente al sondaggio);
entro 30 giugno 2013: pubblicazione posticipata dei dati completi (fase introduttiva piu’ fase avanzata) ad uso di tutti.

 


Elementi nuovi nella storia della professione, che cambiano le carte in tavola:

a) Professione e professionalita’
Un elemento nuovo con cui convivere, e che emerge dai contatti generati dal sondaggio, e’ una sorta di “dipartizione” delle competenze (oramai le conoscenze valgono sempre meno, perche’ disponibili diffusamente).
Per cercare strade di corretta diversificazione e sviluppo della propria attivita’, sta diventando sempre piu’ ingannevole mantenere rigidamente (quasi “legnosamente”) collegati i concetti di “professione” (esercizio di un’attivita’ economica collegata alla fotografia, e quindi con necessario ritorno monetario) e “professionalita’” (cioe’ la capacita’ di offrire risultati di qualita’ ed interfacciandosi in modo efficace).
In che senso diciamo che le due fasi devono essere considerate approfonditamente, ma in modo a volte distinto?
Nel senso che un fotografo che svolga questa attivita’ per mestiere deve essere attento ad entrambe le componenti: professione, per far quadrare i conti, e professionalita‘, per mantenere la visibilita’ e la qualita’ apprezzabile in un contesto globale sempre piu’ in grado di offrire valide alternative.
Quando si parla di “abusivismo” si indica una piaga ben precisa, certo, ma che – in se’ – rappresenta solo la minima parte del problema reale: e cioe’, l’innalzamento di “professionalita’” (reale o percepita che sia) da parte di tutto il mondo che ci circonda (magari, fossero solo gli “abusivi”!).
Una nuova vera abilita’ da professionista, quindi, sta nell’afferrare come occorrano strategie a volte separate per ottenere risultati economici e risultati di visibilita’ ed apprezzamento.
Le due cose possono coincidere, ma non e’ detto che debbano.
Non piu’.
A volte ha senso dedicarsi ad alcune specifiche attivita’ che diano visibilita’ e competitivita’ qualitativa paragonata con il “mondo” esterno alla professione, anche se queste attivita’ non sono direttamente produttrici di economia (sono, cioe’, percepite come professionali, ma non fanno professione…).
Separatamente, poi, ci si dedica alle attivita’ professionali, che producano, seriamente e con efficacia, dei ritorni economici.
Ma non serve nascondersi dietro un dito: anche se non e’ giusto assolutizzare, e’ tuttavia sempre piu’ frequente il caso in cui cio’ che offre soddisfazione personale, visibilita’, approfondimento culturale, spessore, tutto cio’ non paghi molto in termini economici: e’ professionalita’che non fa professione (e che compete con un intero mondo che non si cura dell’aspetto economico).
Per restare validi “competitor” sul piano della percezione globale, a volte ci si trova a dovere giocare ad armi pari con il resto del mondo fotografico: quindi, non solo gli abusivi, ma tutti coloro che producono buona immagine fotografica e non si pongono minimamente il problema di farlo in modo redditizio.
In questa “competizione”, il fatto di dovere fare tornare i conti economici si rivela come una palla al piede, perche’ ci si pone dei limiti e dei picchetti che gli altri creativi nemmeno si sognano. Col risultato che, paradossalmente, sono piu’ credibili, visibili e graditi al mondo intero, e che il “professionista”, limitato dalla necessita’ di far coincidere quell’attivita’ con il suo lavoro per la pagnotta, non “vola”, e non convince.
Ecco perche’ e’ giusto cercare di fare coincidere la due cose (professione e professionalita’) ma e’ altrettanto saggio prendere atto che, quando l’alchimia non funzioni, una strada percorribile e’ quella di giocare una doppia carta: attivita’ mirate ad essere visibili, e graditi, e credibili (anche se non producono direttamente denaro), ed attivita’ concepite per produrre denaro (anche se non producono direttamente soddisfazione personale).
Non e’ la regola. Ma e’ una possibilita’, ed e’ una possibilita’ introdotta da una mutazione di “ambiente”, di habitat, che prima era diverso. 

b) Le nuove leve e gli orizzonti
Assistere all’evoluzione darwiniana della professione fotografica e’ al tempo stesso spaventoso ed inebriante.
L’evoluzione viene determinata dalla mutazioni delle condizioni di vita, che cambiano – piu’ o meno improvvisamente.
Quelle specie – o quegli esemplari – che si trovano ad avere delle caratteristiche maggiormente adatte al nuovo ambiente, hanno piu’ probabilita’ degli altri di sopravvivere e, conseguentemente, di riprodursi.
Poiche’ si riproducono maggiormente gli esemplari dotati delle caratteristiche piu’ adatte al nuovo ambiente, saranno questi a diventare specie dominante, sostituendo gradatamente quella precedente, di cui rappresentano l’evoluzione.
E’ un processo che non può essere definito ne’ buono, ne’ cattivo: e’ semplicemente inevitabile, e rappresenta l’irrinunciabile modalita’ in cui la vita si conserva e si espande.

L’ambiente fotografico e’ mutato; rapidamente. Per alcuni operatori, drammaticamente. Questa variazione dell’habitat professionale ha innescato una “mutazione genetica” degli operatori.
Quali sono i “genomi”, le caratteristiche innovative che rappresentano queste “nuove leve” professionali?

Anziche’ provenire da una formazione che parte come monotematica (studiare e/o formarsi da fotografo tradizionale) per poi eventualmente ramificarsi, la maggior parte dei nuovi operatori ha una formazione di base derivata dalla confluenza di piu’ competenze: musica, grafica, espressivita’ corporea, video, fotografia, eccetera.
Anche se in partenza ciascuna di queste conoscenze e’ ancora superficiale, la persona che le possiede ha mentalita’ piu’ aperta, piu’ vivace, in una parola piu’ adatta al contesto attuale di quanto non sia quella di chi proviene da una formazione “unica”.
Poi, come e’ evidente, e’ necessario che qualcuna di queste conoscenze venga in seguito approfondita fino ad assumere uno “spessore” che sia professionalizzante; ma questo percorso avviene su di un terreno umano molto piu’ fertile e creativamente produttivo di quello “classico”.
Detto in altri termini, i nuovi operatori diventano professionisti scegliendo di approfondire e professionalizzare una competenza (ad esempio, quella fotografica), compiendo pero’ questo processo partendo da un contesto multiculturale sfaccettato ed ampio, che invece manca del tutto, generalmente parlando, alla generazione “tradizionale” della fotografia, che nella maggior parte dei casi e’ cresciuto occupandosi quasi esclusivamente di cio’ che avveniva nell’indotto fotografico.
Il che, in questo mutato mondo, e’ troppo poco.

FONTE DEL SONDAGGIO : TAU VISUAL