STIMOLI .Quanto alla fine possiamo dire di conoscerci ?

Oggi riflettevo su quanto poco noi essere umani siamo stimolati a fare esperienze.
I motivi possono essere molteplici, molta pigrizia, coraggio o occasioni mancate. Credo che molto dipenda anche dal fatto che la nostra società non spinga alla cultura del buttarsi, del vivere, del provare, ma sceglie, impone, suggerisce una sorta di rassicurazione che col tempo diventa paralizzante per la nostra crescita mentale e di individui.

Ci esortano a scegliere strade già battute da altri perché conosciute e ciò che è diverso, personale, crea stupore o considerato irrazionale e non responsabile.
Fateci caso i lavori socialmente più accettati sono sempre gli stessi, come se esistessero professioni di serie A e professioni di serie B.
Ma a parte il lavoro, quanti di noi possono dire con consapevolezza e onestà di conoscersi, di sapere fino in fondo cosa si vuole fare e chi si vuole essere?
Stimoli….
Penso ai bambini, a quanto potenziale hanno e a quanto poco questo venga spronato a sperimentare. “Non dire sciocchezze, non disegnare perché ti sporchi, non fare questo disegno l’albero non è blu, non andare sotto la pioggia ti bagni” e cosi ogni giorno che passa il bambino fa quello che gli è imposto e vive sempre meno le esperienze sensoriali, fisiche, emozionali che vorrebbe.
Ma penso anche a noi adulti… quanti di noi fanno un lavoro che si sono scelti, o hanno accanto la persona scelta e non quella che sono convinti adatta per loro ?

Quando inizi a leggere, la tua mente si sveglia dal letargo e inizia a sfornare pensieri sconnessi, uno dietro l’altro confusi, liberi, ti ritrovi ad avere come tante voci che vociferano nella tua testa insieme tra loro, mi piace pensare che sia un chakra che hai aperto e che ora è fuori controllo e che da esso partono entità distinte e moltepli che non riesci a gestire ma che ti sorprendono e divertono.
Da quando ho iniziato a fotografare i miei occhi non sono più gli stessi, ho un abbassamento della vista, la mia concentrazione è discontinua, ogni cosa spesso la più piccola e insignificante mi attrae, perdendo a volte il senso del tempo. Mi capita di osservare le persone per strada e a domandarmi che tipo di vita conducono, chi sono, che problemi hanno e cosa li rende felice. Mi perdo . Lo sforzo è non farsi perdere sempre altrimenti non stai nel tempo stabilito dalla società.
Ho fatto un corso di regia, l’estate scorsa dove si parlava non solo dei personaggi, della fotografia, della storia ma anche dell’importanza dei suoni e al termine della settimana mi sono accorta che camminavo avendo una percezione amplificata dei suoni intorno a me.

Ricordo una mattina che facevo colazione e sentivo le auto nel traffico di Roma, sembrava una danza , la mia mente immaginava un film dove la prima scena introduttiva era la danza di queste auto, una a destra, una a sinistra, con un ordine meticoloso, rassicurante, deciso.
Come quando camminavo per recarmi alla scuola e notavo per la prima volta elementi delle case mai osservati.
Cosi riflettevo sull’importanza degli stimoli e di quanto poco siamo allenati, spronati a vivere le cose in prima persona.
Credo che le esperienze più formative in questo senso a stimolare e a lavorare sul chi siamo e cosa vogliamo, siano il volontariato, i viaggi e fare arte (arte intesa come mezzo per stimolare la nostra capacità e libertà di espressione, oltre a farci stare bene per la leggerezza che la contraddistingue).
Invece se ci pensiamo sono le esperienze che vengono più accantonate perché giudicate un “lusso” a discapito del dovere, del ciò che è giusto e imminente fare .

Ma fare per chi ? Per noi stessi o per gli altri ?
Credo che la maggiorparte di noi viva per gli altri , e non sappia minimamente chi è e cosa vuole fare della sua vita. Ma c’è chi improvvisamente apre quel famoso chakra (spesso vissuto in un momento di crisi esistenziale) e da un giorno all’altro scopre di non voler più essere colui che era fino a quel momento. Ecco se non aspettassimo il momento prima di esplodere per iniziare a vivere, ma lo facessimo come compito assodato e utile per noi stessi, forse staremmo meglio. Molto meglio. Saremmo persone che hanno scelto e non che si sono ritrovate a fare o a essere.

 

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