DONNE ALLO SPECCHIO ispirato a Irving Penn e Marina Abramovic

Il progetto DONNE ALLO SPECCHIO non è solo uno scatto fotografico ma una vera e propria sfida ed esperienza che può creare un cortocircuito, vediamo perché.
Per realizzare questo progetto che vuole rappresentare il doppio, il riflesso delle persone, la difficoltà di essere autentiche davanti allo specchio e davanti alla fotocamera contemporaneamente, dove finzione e realtà si mescolano, concettualmente prende ispirazione da due importanti personaggi: IRVING PENN e Marina ABRAMOVIC. Entrambi, il primo un grande fotografo di moda e ritratti, la seconda una performer, decidono di avere un contatto, una relazione col soggetto col solo sguardo, non con la voce, quasi sfidandoli a stare nel vuoto e nel silenzio, uno di fronte all’altro.

IRVING PENN dal 1948 iniziò a fotografare grandi celebrità mettendoli letteralmente “all’angolo” col suo “Corners Portrait“, ovvero in uno spazio ristretto, un set ad angolo acuto, neutro, con due pannelli messi insieme e il pavimento coperto con un pezzo di moquette vecchia. Questo confinamento inaspettatamente era vissuto non come una costrizione ma sembrava dare conforto ai soggetti ritratti. Il suo obiettivo fu quello di togliere ogni distrazione dovuta al personaggio e arrivare alla persona con una conversazione senza parola tra il fotografo e il soggetto ritratto. “Entrambi i protagonisti cosi sono vigili e pronti ad accettare il rischio di un umiliante fallimento e se sono fortunati, tale collaborazione può dar vita a una foto che sembra toccare l’anima del soggetto” dichiarò il fotografo.

Nel 2010, in occasione della retrospettiva che il Moma dedicò a MARINA ABRAMOVIC, più di 750mila persone aspettarono in fila fuori dal museo per avere la possibilità di sedersi di fronte all’artista e di comunicare con lei senza dire una parola, in una performance senza precedenti durata più di settecento ore.
Una performance art rivoluzionaria. (su youtube il video).

Ovviamente il progetto DONNE ALLO SPECCHIO non vuole essere così ambizioso, ma un esperimento, una sfida che ha una durata massima di un’ora per soggetto ritratto, in cui la donna che vuole partecipare dovrà decidere intimamente se lasciarsi andare o mantenere maschere, decidere che posizione avere e che specchio usare, tutto in uno spazio ristretto e sempre uguale per tutte, dove la fotografa stavolta non metterà a proprio agio i suoi soggetti, ma starà in silenzio ad osservarle per poi scattare una foto in analogico e una in digitale.

Si può entrare in connessione, empatia nel vuoto, nel silenzio del solo sguardo ? In una società dove tutto è apparire, suoni, dichiarazioni ?
Vedremo…

Approfondisci e guarda le fotografie del progetto Donne allo specchio 

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